Storia iconografica della chiave

La chiave ha rappresentato nella storia un’aura di mistero e magia mai pienamente svelata. Vediamo le rappresentazioni più celebri della storia iconografica della chiave.

Le immagini iconografiche della chiave

La chiave era lo strumento perfetto per gli antichi Romani, per quel suo compito di aprire e di chiudere, di mantenere segreto il movimento e sicuro il forziere, era emblema e simbolo, e come tale già ampiamente in uso sin dai primi tempi storici.

La stele della sacerdotessa micenea Habryllis, ad Atene, risalente al II secolo a.C., reca come unica immagine una grande chiave, simbolo della sua dignità.

Un simile concetto emblematico si espanderà notevolmente nelle simbologie bizantine, ma troviamo lo stesso concetto anche in Asia.

Il culto di Ecate, la dea dominatrice del cielo e dispensatrice di vittoria e di felicità, aveva come attributi una chiave.

L'iconografica europea

A maggior ragione la chiave divenne simbolo in gran parte dell’Europa, di una lettura del passo del Vangelo di Matteo:

 "A te darò le chiavi del Regno dei Cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sima terra sarà sciolto nei cieli".

Oltre a questo passo, anche l’Apocalisse di Giovanni diede risalto all’iconografia, fino ai capolavori di Albrecht Durer:

"Così parla il Santo, il Verace, Colui che ha la chiave di Davide. Quando Egli apre nessuno chiude, e quando chiude nessuno apre".

Ed ecco quindi comparire la doppia chiave consegnata a Pietro, con una iconografia soprattutto nel XVI e nel XVIII secolo.

Ma quando ebbe inizio tale raffigurazione? Sicuramente il mosaico nel cosiddetto mausoleo di Galla Placidia, a Ravenna, risalente al 480 d.C. è stata una delle prime, seguita dalla stessa raffigurazione nel Battistero degli Ariani: in entrambe le raffigurazioni, san Pietro oltre alla chiave indossa anche la toga clavata.

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Contemporanei agli affreschi siriaci e a quelli in gran parte fatiscenti dell’Anatolia; i più espressivi sono sicuramente i mosaici bizantini della “Discesa al Limbo”, in cui il Cristo infrange le porte, che giacciono con i loro chiavistelli ai suoi piedi.

L’iconografia segue in questo modo perfettamente l’evoluzione dei sistemi di chiusura: il catenaccio e il fermo.

In Asia al contrario continua a predominare il sistema dei due anelli e il lucchetto ad ago o a molle; e, in combinazione con i sistemi occidentali, il lucchetto a mandata.

Allo stesso modo anche l’impiego del materiale attraversa la stessa evoluzione: legno, bronzo, ferro, e infine acciaio.

Questo lungo cammino, evidenziato per i suoi inizi forse più dalle immagini iconografiche che dai reperti veri e propri, non è stato perfettamente lineare e omogeneo.

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